Giusy Versace in volo verso Londra 2012Versione stampabile


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CAMPOBASSO - Ore 8.30 primo appuntamento davanti il carcere, inizia presto la visita di Giusy Versace nel capoluogo di regione. Superati i primi cancelli Giusy Versace, accompagnata dal fratello, da Stefano Ciallella, Michele Falcione, il presidente della Provincia Rosario De Matteis, l'assessore provinciale Alberto Tramontano, il presidente del Coni Molise Guido Cavaliere, il presidente del Cip Molise, Donatella Perrella, viene accolta da alcuni agenti della polizia penitenziaria e della direttrice, Dottoressa Rossi, prima del vero e proprio incontro con alcuni detenuti. Un colloquio sentito, partecipato e atteso con ansia dagli stessi carcerati. Caparbia, solare, schietta, determinata, bella, così è apparsa la giovane figlia della Calabria che per lavoro è stata adottata da Milano. Giusy Versace con uno spiccato accento calabrese e con il cuore in mano si è raccontata, ha ripercorso i tratti salienti della sua giovane ma intensa vita che nei primi anni ha visto una Versace dedita esclusivamente al lavoro, retail supervisor per una nota griffe, non quella di famiglia, in pieno centro a Milano e, successivamente, dopo l'incidente nel 2005, una Giusy diversa, nuova, rinnovata nello spirito e nella mente con nuove prospettive ed orizzonti. "Sono un'invalida del lavoro. Prima, due settimane al mese, quattro giorni su sette, ero lontana da casa. In giro per il mondo a controllare le boutique che avevano il nostro marchio in franchising, su e giù dagli aerei, negli alberghi, affittavo automobili - racconta Giusy Versace -. Ma un viaggio sulla Salerno-Reggio Calabria nell'agosto del 2005 mi ha cambiato la vita. Un incidente in cui ho davvero rischiato di morire e a causa del quale ho subito l'amputazione di entrambe le gambe". Un evento che rimette tutto in gioco e che, in un carattere determinato come il suo, non ha mai avuto il significato di una resa ma che cambia radicalmente il rapporto che aveva la giovane ed invincibile Versace con le altre persone. I pregiudizi, i giudizi errati, la poca conoscenza di un handicap hanno fatto si che Giusy iniziasse a provare sulla sua pelle cosa vuol dire essere diversi al giorno d'oggi. "Al rientro a lavoro qualcosa era cambiato. Per esempio, ho trovato molte porte chiuse - ricorda Giusy -. Fui relegata ad un ruolo marginale e passavo il mio tempo a lavoro giocando al solitario al computer visto che nessuno aveva il coraggio di venirmi vicino e chiedermi, ok hai avuto un incidente, ma cosa vuoi fare? Invece no! Era una disabile, non avevo più le gambe e quindi non ero utile. Pian piano, però, a gomitate mi sono ripresa la mia scrivania che, tra le altre cose avevano dato ad una mia collega. Ho ricominciato a guidare, ma sono realista, non posso più tenere i ritmi di una volta". Spesso ripete Dio toglie qualcosa per donarti qualcosa di diverso. Ed è proprio questo che è accaduto a Giusy Versace, che grazie ad una grande fede nella Madonna e ad una famiglia stupenda è riuscita a superare i brutti momenti e a trasformare la sua tragedia in qualcosa di utile e duraturo per il prossimo. Oggi, infatti, dirige una onlus denominata Disabili no limits, che è diventato un impegno importante o come dice lei, il lavoro per una causa giusta. "Ci occupiamo di raccogliere fondi per amputati economicamente svantaggiati - spiega Giusy - perché il servizio sanitario non riesce a garantire ausili abbastanza evoluti, fornisce solo protesi base. In più, curiamo progetti come Emergenza Haiti, attraverso cui abbiamo spedito kit e protesi per gli adulti e i bambini rimasti feriti nel terribile terremoto". Per caso ma non a caso subito dopo l'incidente Giusy Versace ha scoperto lo sport, la voglia infinita di correre, di sentire il vento tra i suoi lunghi e corvini capelli. La mancanza delle gambe ha scatenato in lei una gran voglia di correre e di mangiare chilometri sulle piste di atletica leggera. Un desiderio ampliato anche dal fatto che diverse persone le avevano detto che non sarebbe mai riuscita a correre, anzi rischiava di cadere. "Ho indossato le prime protesi da corsa nel 2010 e ho provato a correre in pista. Risultato? Non sono caduta, e già questo è stato un grande risultato. Poi ci ho preso gusto, fino a correre in 24 secondi i 100 metri piani, tempo che mi ha fatto conquistare la qualificazione ai campionati italiani di Imola. Da li ho vinto la medaglia d'oro proprio davanti a quelle persone che non credevano in me e la scorsa estate 2011, dopo poco più di un anno di allenamenti, ho corso sempre i 100 m in 16''18 stabilendo anche un nuovo record europeo e realizzando il tempo minimo per l'accesso alle Paralimpiadi di Londra 2012". Ma è quando Giusy entra nel dettaglio di alcuni episodi chiave della sua vita che l'atmosfera nel carcere cambia. L'emozione, la commozione, la condivisione del dolore e della solitudine invade la sala e tutti, in un assordante silenzio, restano ad ascoltare le esperienze di Giusy. "Non bisogna mai scoraggiare nessuno, in special modo i disabili che vogliono fare sport e attraverso l'attività sportiva vogliono esprimere il proprio essere. Lo sport è un diritto di tutti ma, a volte, in Italia è un lusso per un portatore di handicap. Nessuno si deve vergognare della sua diversità. Deve prendere il coraggio a due mani e uscire dalla propria solitudine e rompere le catene della propria prigionia dovuta non dall'handicap ma dai giudizi errati, dalla poca conoscenza, dalla mancata accettazione del diverso da parte della gente. La mia vita è cambiata ma ho sempre avuto un grande cuore e una grande testa - ribadisce con forza Giusy -. Oggi non penso più alle cose materiali di una volta. Oggi penso più a ciò che mi arricchisce il cuore piuttosto che la tasca. Vivo bene lo stesso, anzi forse meglio visto che nel mio piccolo sono riuscita a fare qualcosa di buono e positivo per chi ha realmente bisogno". In quest'ottica va letto il suo impegno con l'Unitalsi e il suo amore solidale verso il prossimo in difficoltà. Giusy Versace è sempre stata una donna attenta al vicino in difficoltà, ma l'incidente le ha fatto comprendere quale siano i veri valori della vita, quale siano i principi fondanti di un essere umano, quali siano gli affetti veri sui quali poter contare sempre, nella cattiva e nella buona sorte. Una vera e propria lezione di vita che Giusy Versace ha regalato ai detenuti e agli agenti della polizia penitenziaria del carcere di Campobasso che non hanno potuto che sottolineare con fragorosi applausi alcuni dei passaggi più intensi del racconto della Versace. I detenuti, inoltre, venendo a conoscenza dell'attività di volontariato della Versace hanno realizzato una raccolta di denaro che hanno devoluto a favore proprio della onlus Disabili no limits. "Non mi aspettavo un gesto così nobile visto che non mi era mai capitato prima - sottolinea la Versace -. Mi impegnerò in prima persona a farmi sapere in che modo i vostri soldi saranno impiegati". Dopo i saluti di rito e gli scambi di doni alle ore 10.40 Giusy Versace ha incontrat9 gli alunni delle scuole di Campobasso nell'aula magna della facoltà di Giurisprudenza. Anche qui la platea è rimasta incantata dalle parole di Giusy Versace che ha catturato l'attenzione di tutti i presenti. Un messaggio positivo lanciato alle giovani generazioni a non arrendersi mai e a non giudicare mai nessuno, ma di andare oltre le apparenze e di comprendere che nessuno al mondo è uguale all'altro. Nella tarda mattinata, poi, la Versace è stata ricevuta dal presidente del Coni Molise, Guido cavaliere, nella sede del Coni e dal presidente Rosario De Matteis nella sede della Provincia dove ci sono svolte delle brevi cerimonie di benvenuto e scambi di doni.
Il prossimo appuntamento con il progetto Io vdo di corsa ... e tu? ci sarà nel mese di maggio con la venuta a Campobasso dell'ex giocatore della Juventus Alessio Tacchianrdi.



30/03/2012

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